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Category Archives: scrittura

ALL STORIES ARE TOLD FOR A REASON.

AND ALL NARRATORS HAVE A STAKE

IN THE STORY THEY’RE TELLING.

– Juniot  Dìaz

The world is a beautiful place

to be born into

if you don’t mind happiness

not always being

so very much fun

if you don’t mind a touch of hell

now and then

just when everything is fine

because even in heaven

they don’t sing

all the time

The world is a beautiful place

to be born into

if you don’t mind some people dying

all the time

or maybe only starving

some of the time

which isn’t fall so bad

if it isn’t you


BLUES FUNERAL è un incantesimo, è una sorta di suadente sortilegio. Abbastanza per non riuscire ad allontanarsi. A distanza di otto anni dal precedente Bubblegum, Mark Lanegan   ritorna per la 4AD con questo album completamente fuoriuscito dalle sue corde con il notevole accompagnamento ,fra gli altri,di Alain Johannes ( chitarra,basso,percussioni e produttore), Jack Iron ( batteria) e Greg Dulli. La copertina è uno scoppio di fiori rosa e rossi su campo nero, il booklet antracite riporta austero i testi e poche altre note. Tutto è davvero affidato alle musiche che arrivano dopo l’apertura.

Blues Funeral è una miscela delle anime speculari di Mark Lanegan,che vale anche come  consuntivo delle sue precedenti avventure musicali: Screeming trees,Queens of the stone age,Gutter Twins,Isobel Campbell…… Chitarre elettriche in libertà si alternano con atmosfere rarefatte, la sua voce è sempre inconfondibilmente arrochita e graffiante, dal timbro pesante con toni e sottotoni bassissimi. Nessun brano è dentro le stesse identiche linee degli altri,cosicché Blues Funeral è come un viaggio fra variazioni e arrangiamenti  intorno alcune suggestioni di fondo. Angeli,cimiteri,pietre tombali,nero su nero,sogni in tecnicolor,animaletti,terra e amore,spirito e spiriti,anime sole e anime accompagnate,impiccati e treni neri, sangue dalle vene e sangue vitale che pulsa,un cielo blu dove volano aerei e uccelli notturni….

Ci sono qui pezzi indiavolati che fanno ricordare il suono di Seattle di venti anni fa(the gravedigger’s song e  riot in my house),ci sono ballard che cullano con essenzialità di storie e di  fraseggi ritmici (st louis elegy e phantasmagoria blues). Altri brani contengono echi non troppo nascosti…di pregevoli sonorità anni ’80,leggibili come tribute di Mark Lanegan al suo personale background di ascoltatore. In un’intervista ha proprio elencato i Roxy Music o i Joy Division nella sua ‘lista dei preferiti’e non ci stupisce affatto. Ma una buona miscela di più differenti elementi vuole sempre una sostanza legante. Allora filo rosso in questo andamento sono accordi blues e  passaggi da consumato song writer.  Nebbie e visioni, nebbie e visioni che non tralasciano l’omaggio ai maestri come in bleeding Muddy Water.

Mark Lanegan resta un amabile stregone che dall’interno copertina si consegna con il volto stravolto e serio di un vecchio saggio sotto tatuate mani femminili intente a tagliargi i capelli. L’ascolto è inarrestabile e riprende se stesso con un grazioso inchino nello stereo.

                                                                  and the dead of winter will cut you quick

                                                                                 these tears are liquor and i’ve drunk myself sick

afro jazz e risalite lente mattutine

passo a passo le vaghe colazioni

la vita degli spaventapasseri nella piega dei quotidiani

fra caffé e notiziari

ci sono residui e prestiti

ci sono finestre che si aprono e poi si chiudono

con gli ultimi valzer mi guardo indietro

costa ancora tanto

non rimanere sotto gli archivi che sono

memorie individuali

cani e bambini hanno simpatie per me

intanto sto facendo sto facendo sto facendo tutto

il possibile da fare

non tralascio che mai

e tutti i demoni notturni e diurni

feriali o festivi che siano

non mollano non mollano