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Tag Archives: recensioni


BLUES FUNERAL è un incantesimo, è una sorta di suadente sortilegio. Abbastanza per non riuscire ad allontanarsi. A distanza di otto anni dal precedente Bubblegum, Mark Lanegan   ritorna per la 4AD con questo album completamente fuoriuscito dalle sue corde con il notevole accompagnamento ,fra gli altri,di Alain Johannes ( chitarra,basso,percussioni e produttore), Jack Iron ( batteria) e Greg Dulli. La copertina è uno scoppio di fiori rosa e rossi su campo nero, il booklet antracite riporta austero i testi e poche altre note. Tutto è davvero affidato alle musiche che arrivano dopo l’apertura.

Blues Funeral è una miscela delle anime speculari di Mark Lanegan,che vale anche come  consuntivo delle sue precedenti avventure musicali: Screeming trees,Queens of the stone age,Gutter Twins,Isobel Campbell…… Chitarre elettriche in libertà si alternano con atmosfere rarefatte, la sua voce è sempre inconfondibilmente arrochita e graffiante, dal timbro pesante con toni e sottotoni bassissimi. Nessun brano è dentro le stesse identiche linee degli altri,cosicché Blues Funeral è come un viaggio fra variazioni e arrangiamenti  intorno alcune suggestioni di fondo. Angeli,cimiteri,pietre tombali,nero su nero,sogni in tecnicolor,animaletti,terra e amore,spirito e spiriti,anime sole e anime accompagnate,impiccati e treni neri, sangue dalle vene e sangue vitale che pulsa,un cielo blu dove volano aerei e uccelli notturni….

Ci sono qui pezzi indiavolati che fanno ricordare il suono di Seattle di venti anni fa(the gravedigger’s song e  riot in my house),ci sono ballard che cullano con essenzialità di storie e di  fraseggi ritmici (st louis elegy e phantasmagoria blues). Altri brani contengono echi non troppo nascosti…di pregevoli sonorità anni ’80,leggibili come tribute di Mark Lanegan al suo personale background di ascoltatore. In un’intervista ha proprio elencato i Roxy Music o i Joy Division nella sua ‘lista dei preferiti’e non ci stupisce affatto. Ma una buona miscela di più differenti elementi vuole sempre una sostanza legante. Allora filo rosso in questo andamento sono accordi blues e  passaggi da consumato song writer.  Nebbie e visioni, nebbie e visioni che non tralasciano l’omaggio ai maestri come in bleeding Muddy Water.

Mark Lanegan resta un amabile stregone che dall’interno copertina si consegna con il volto stravolto e serio di un vecchio saggio sotto tatuate mani femminili intente a tagliargi i capelli. L’ascolto è inarrestabile e riprende se stesso con un grazioso inchino nello stereo.

                                                                  and the dead of winter will cut you quick

                                                                                 these tears are liquor and i’ve drunk myself sick